“I vostri figli non sono figli vostri, sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
la vita procede e non s'attarda sul passato.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.

Fatevi tendere con gioia dall mano dell’Arciere,

poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco.”



Kahlil Gibran

lunedì 31 marzo 2014

POLIS APERTA


Storia

Polis Aperta è l'unica associazione italiana di persone omosessuali e transessuali che lavorano nelle forze dell'ordine e nelle forze armate. E' un'associazione culturale onlus nata da un gruppo di persone che si erano conosciute e che, condividendo il fatto di essere omosessuali in divisa, iniziarono a tenersi in contatto e far crescere il gruppo.
A un certo punto alcuni di loro, nel 2004 , si trovano a vivere un'esperienza straordinaria, cioè fuori da quello che si sarebbero aspettati: grazie a un contatto di un giornalista, Giulio Russo, che aveva scritto un libro di storie gay in divisa, l'unico in Italia, hanno l'occasione di andare ad Amsterdam al primo congresso europeo dell'EGPA (european gay police association) una rete europea di associazioni di polizia lgbt (sigla che sta appunto per lesbiche gay bisessuali e transessuali) la maggior parte delle quali nate all'interno dei corpi di polizia dei vari paesi (Inghilterra, Irlanda,, Olanda, Belgio, Svezia, Germania, Austria, Svizzera).
L'EGPA ha un consiglio direttivo composto da uno o due rappresentanti di ogni paese e un presidente, il quale allora spinse il gruppo di italiani a formare un'associazione anche in Italia, nonostante non fossero visibili e fossero sparsi in diversi corpi di polizia che è una peculiarità delle forze di polizia italiane.
Polis Aperta è nata quindi su pressione dell'Europa, e non all'interno del movimento lgbt italiano, né all'interno delle istituzioni di polizia e i primi anni sono stati vissuti con non poche titubanze ma col tempo si è guadagnata più sicurezza, alcune persone sono uscite allo scoperto dando visibilità all'associazione che ha iniziato a crescere.
Polis Aperta fa parte del consiglio direttivo dell'EGPA con due rappresentanti e partecipa regolarmente alle riunioni che si organizzano a turno nelle sedi di polizia di vari paesi, siamo stati ospiti della Metropolitan Police inglese a Londra, della polizia austriaca a Vienna, della polizia belga a Bruxelles, della polizia spagnola, della polizia Irlandese a Dublino che ha ospitato l'ultimo congresso europeo a giugno 2012 dove saremo ricevuti dal Presidente della Repubblica Irlandese Mr. Higgins.
Anche in Italia si è tenuto un incontro nel 2010 a Roma in una sede non istituzionale con un grande aiuto da parte di Arcigay, ma alla sui conferenza stampa ha partecipato il dott. Calabria quale responsabile dell'Oscad (Osservatorio contro i crimini discriminatori di polizia di stato e carabinieri, creato dal capo di polizia Manganelli, purtroppo recentemente scomparso). Visto l'ottimo rapporto costruito  in questi ultimi tre anni tra Polis Aperta e Oscad e la partecipazione congiunta ad alcuni eventi europei (seminario in Montenegro sulla formazione su tematiche lgbt rivolta alla polizia organizzato dal Consiglio d'Europa; convegno internazionale IDAHO - giornata internazionale contro l'omofobia - organizzato all'Aja dal Governo Olandese), ci è stata comunque offerta ultimamente l'opportunità di organizzare una prossima riunione presso una sede istituzionale della polizia a Roma, opportunità che vorremmo sfruttare nel 2014.
Non abbiamo una sede per Polis Aperta, se non virtuale sul nostro sito internet che cerchiamo di tenere costantemente aggiornato grazie alla buona volontà di un nostro socio, non in divisa, perché Polis è aperta appunto anche a civili che possano dare un contributo (se non fosse stato per Giulio Russo il giornalista prima nominato, non saremmo mai nati). Quindi abbiamo sempre un grande debito verso la società civile. Comunichiamo invece tra soci grazie alle mail e sistemi tipo social network (abbiamo una pagina pubblica su FB ma anche un gruppo riservato agli iscritti).

Ma a cosa serve e a chi serve un'associazione come Polis Aperta?

Durante le prime uscite sui mass-media ci è stata mossa la critica che siccome ci presentavamo sui giornali o in TV raccontando esperienze serene di coming out, non c'era bisogno di un'associazione come la nostra.
Vorrei precisare che la nostra associazione non è primariamente un gruppo di auto-aiuto per persone in difficoltà, né tantomento è nata allo scopo di esibire vittime in televisione, ci auguriamo anzi che non ce ne siano (quando ce ne sono cerchiamo di aiutarle mettendole in rete con associazioni più grandi che possono per esempio offrire servizi di assistenza legale).
L'imprinting europeo che ha caratterizzato la nostra nascita è quello della visibilità positiva per rompere il pregiudizio attraverso il valore della nostra diversità e non il vittimismo e per promuovere buone prassi nel campo del contrasto ai crimini trans-omofobici:
- Fornire supporto alle persone lgbt in servizio alle FF.AA. e FF.OO. attraverso esempi di coming out positivi nell'ambiente di lavoro che funzionino da modello.
-Agire sulla società mostrandoci come persone omosessuali in divisa per scuotere determinati stereotipi.
- Sfruttare la nostra professionalità per contribuire alla lotta contro i crimini trans-omofobici.
Questo non vuol dire che per far parte di Polis Aperta occorra essere per forza visibili (ogni persona ha la propria storia personale, vive in un ambiente peculiare e di conseguenza i tempi del coming out sono molto personali e non vanno mai giudicati), ma sono tanti i contributi che possono e devono essere dati anche dietro alle quinte, ognuno viene quindi rispettato nel proprio percorso e valorizzato per quel che può dare. Anche se iol nostro scopo di base rimane quello di trasformare la società in modo da abbattere i pregiudizi che ancora condizionano tanti omosessuali a rimanere nascosti.
La principale sfida da affrontare in tema di trans-omofobia secondo le ricerche dell'ILGA e la nostra esperienza in campo europeo è l'emersione del sommerso per quanto riguarda i crimini trans-omofobici. Nella maggioranza dei casi cioè la vittima non denuncia il reato o i reati subiti per svariate motivazioni:
1) paura della reazione negativa della polizia;
2) Paura che il proprio orientamento sia rivelato in pubblico e/o ai familiari (outing);
3) Assenza di una legislazione che riconosca il movente del crimine come odio specifico verso l'orientamento
    omosessuale e l'identità di genere.
Per modificare i punti 1) e 2) e incrementare il lavoro di raccolta, bisogna far aumentare in maniera esponenziale la fiducia delle persone lgbt negli operatori della sicurezza, sia pubblicizzando un interesse e una volontà di presa in carico da parte della polizia dei crimini trans-omofobici, sia agendo sui pregiudizi e la mancanza di familiarità di questi ultimi verso il mondo lgbt e sensibilizzandoli.
Per modificare il punto 3) è fondamentale far emergere i reati sommersi, raccogliere e sistematizzare i dati, fare dei report dei quadri esistenti  nel paese.
Per raggiungere gli obiettivi sopra descritti validi strumenti da utilizzare possono essere.
l'istituzione di campagne di sensibilizzazione ad hoc avviate dalle Forze di Polizia per sporgere denuncia; la creazione di un numero telefonico a cui potersi rivolgere; la presenza di ufficiali e agenti di collegamento tra le Forze dell'ordine e la popolazione lgbt.
Questi appena citati sono metodi già positivamente sperimentati in diverse realtà europee quali l'Olanda, l'Inghilterra, la Spagna, etc. Sono efficaci se messe in atto a livello locale attraverso una stretta collaborazione tra la polizia della città/quartiere/zona e le attività delle associazioni presenti su quello specifico territorio.
Parallelamente bisogna però appunto avviare un progetto di formazione del personale di Polizia in modo che lo stesso sia adeguatamente preparato per fronteggiare le situazioni che si troverà davanti. E' importante l'acquisizione di diverse conoscenze per affrontare e risolvere positivamente i casi legati ai crimini d'odio.
Appare quindi molto chiaro che gli elementi di sfiducia delle vittime verso le istituzioni, il disinteresse/pregiudizio di queste ultime, il vuoto legislativo sono tra loro negati in un circolo negativo che rafforza il sommerso sempre di più. Solo un'azione contraria che avvii un cambiamento su ognuno di questi tre elementi potrà invece iniziare a creare un circolo virtuoso  verso l'emersione di un quadro più realistico dei crimini e la conseguente attuazione di misure volte al contrasto e alla prevenzione degli stessi.
Sicuramente, alla luce di quest'ultima considerazione, un provvedimento normativo che possa aiutare i preposti nel perseguimento delle fattispecie criminogene in parola sarebbe auspicabile e di valido ausilio, ma, essendo che al momento tale strumento non c'è, attuando i suggerimenti di cui sopra che, si ribadisce, sono mutuati da collaudate esperienze delle varie Polizie europee, si potrebbe iniziare ad affrontare il problema dell'omofobia, anche a livello sperimentale, a partire da una collaborazione alla base nelle diverse città/quartieri/comunità italiane, tra le associazioni e le forse di polizia, permettendo alle persone lgbt e alla società tutta di iniziare a vivere in maniera più serena la propria quotidianità ( per esempio seguendo la buona prassi del "Third party": un soggetto terzo, ad es. un'associazione lgbt o una ONG, che svolga il ruolo di mediatore tra vittima e polizia, cioè a cui si può rivolgere la vittima in prima istanza per essere poi accompagnata  a sporgere querela presso personale della polizia sensibile e preparato ad affrontare la tematica).
Da parte di Polis Aperta è stato creato per esempio un vademecum, scaricabile sul nostro sito, che indica alle persone lgbt cosa fare in caso di aggressione e come sporgere querela. Lo scopo è, nonostante il vuoto legislativo specifico, di tutelare per quanto possibile tali persone, di accrescere la loro fiducia nelle FF:OO: e d'incoraggiare comunque l'emersione di crimini trans-omofobici avvalendosi al momento dei reati generici previsti dal nostro Codice Penale. Questo obiettivo viene perseguito anche attraverso l'impegno dei soci appartenenti alle forze di polizia in incontri e dialoghi con la popolazione lgbt presso vari circoli culturali.
Per quanto riguarda la formazione, in collaborazione con la rete europea EGPA e la University College Dublin, è stato messo a punto un pacchetto formativo indirizzato alle forze di polizia relativo a tecniche operative con persone lgbt. In particolare vengono presi in considerazione alcuni scenari, dalla questione transgender ai pride , dalle zone di incontro (aree di cruising) al bullismo omofobico, dai reati d'odio contro le persone lgbt ai crimini generici in cui ci possano essere questioni di privacy da tutelare, ecc. Ogni scenario è introdotto da casi concreti di polizia da risolvere a cui segue una parte teorica. Lo scopo di questo pacchetto è che venga tradotto e adattato dalle diverse forze di polizia dei vari paesi alla loro realtà culturale e operativa. Tale operazione è stata fatta al momento da Polis Aperta in Italia, in particolare costruendo un corso per il Corpo di Polizia Municipale di Bologna che è stato svolto in via sperimentale attraverso due giornate formative che hanno coinvolto 20 agenti e 17 ispettori tra novembre 2012 e gennaio 2013. Il riscontro è stato positivo e la volontà è di estendere il corso a tutto il Corpo  e ad altre polizie locali; questa buona prassi è stata illustrata a un seminario per le polizie dell'est Europa organizzato dal Consiglio d'Europa in Montenegro e anche l'Oscad sta pensando di utilizzarne una parte per la formazione della polizia di stato. In base all'esperienza internazionale (USA) e alla nostra,che affinché questi training siano efficaci, è fondamentale che vengano tenuti da personale di polizia lgbt, come nel caso di Bologna, cioè da docenti che riuniscano in  sé la conoscenza e l'esperienza diretta del lavoro di polizia e dello stigma sociale che si subisce in quanto persona lgbt. Inoltre, il fatto di portare una divisa, anche durante il corso, è fondamentale per avere la fiducia e l'attenzione dei colleghi partecipanti, la cui idea di base, per scarsa conoscenza e per difesa verso una tematica  nuova che può incutere timori o imbarazzi, è che non ci sia necessità di formazione e che sia sufficiente trattare tutti allo stesso modo.
Risulta però ancora molto difficile individuare in polizia di stato e nei carabinieri colleghi che siano del tutto aperti e sereni rispetto al loro orientamento sessuale.
Il punto più critico di Polis Aperta è infatti sia il numero esiguo di iscritti, sia che tra questi pochi solo una minoranza è visibile e per lo più appartenente solo alla polizia locale e guardia di finanza. Da parte nostra c'è quindi la necessità di fare un grande sforzo e di trovare delle strategie per accrescere il numero di persone in divisa che sì impegnino con Polis Aperta e di conseguenza nei loro ambienti di lavoro coi loro superiori per attuare le buone prassi che colleghi dei paesi europei più avanzati ci stanno suggerendo.


mercoledì 26 marzo 2014

OMOFOBIA

Noi diventiamo grandi e crescendo ci lasciamo indietro episodi tristi, momenti difficili che quando eravamo bambini o adolescenti abbiamo affrontato da soli. Poi siamo diventati forti, "normali", adulti e il ricordo di quei momenti o periodi ci hanno abbandonato.
I bambini, gli adolescenti, i compagni di scuola hanno il dono di vedere prima che noi stessi ce ne rendiamo conto il nostro disagio oppure quello che per noi sarà un disagio perché ce lo avranno inventato loro. 
Quando, bambina, l'oculista mi disse che avrei dovuto mettere gli occhiali fu per me un dramma. Addirittura, ricordo, pensai "Ecco! Non mi sposerò mai!"
Ma non furono gli occhiali a crearmi disagio bensì i miei compagni che presero a chiamarmi Quattr'occhi.
Questa è una banalità, lo so benissimo, infatti crescendo il mio disagio è svanito e poi dimenticato.
Dimenticato fino al giorno in cui mio figlio mi disse di essere omosessuale.
Venerdì 21 marzo a Pordenone Atap spa + Arcigay con Vladimir Luxuria  hanno dedicato alla lotta contro l'omofobia "LA LIBERTA' DI AMARE VIAGGIA CON NOI" contro il bullismo omofobico.
Ero commossa!
Sono stati tanti gli episodi tristi e duri raccontati da Giacomo Deperu, presidente Arcigay. Una sua frase mi è rimasta scolpita nel cuore. Parlava di sè, di quando ragazzino prendeva la corriera per andare a scuola "...loro mi chiamavano frocio, sapevano che ero frocio prima ancora che lo sapessi io...".
La splendida Vladimir ha raccontato un suo tristissimo episodio di gioventù, ai tempi di scuola, ai tempi di corriera.
Poi il presidente dell'Atap (società di trasporti di Pordenone), Mauro Vagaggini, ha spiegato come la sua azienda intenda promuovere iniziative per contrastare il bullismo, qualsiasi tipo di bullismo, anche omofobico. Le iniziative comprendono la videosorveglianza estesa anche alla rete extraurbana e la formazione degli autisti e del personale. Ha nominato le linee in cui si verificano maggiormente aggressività di gruppo e questo elenco comprende anche la linea che prendeva mio figlio...
Dico un grazie immenso a Mauro Vagaggini!
Uscire di casa ogni mattina con la consapevolezza che la prima cosa che si dovrà fare sarà entrare in uno spazio ristretto e chiuso, senza vie di uscita, dove per colazione vengono serviti scherno e umiliazioni deve essere atroce. Ma fino a quando i nostri figli non ce ne parlano noi forse non riusciamo nemmeno ad immaginarlo. 
Sapere e sperare che sui mezzi ci sia personale formato alla sensibilità e ad evitare sofferenza e umiliazioni è già un sollievo. Una notizia che mi ha davvero rincuorata.
Non è che un passo, ce ne sono ancora molti da fare, ma è già qualcosa.
La cosa però davvero davvero importante è che quel nostro figlio o nostra figlia alla mattina quando esce di casa per andare a infilarsi in un autobus che lo o la porterà a scuola esca da una casa in cui la sera prima si è andati a dormire con la serenità nel cuore, dove le porte della comprensione e del rispetto siano spalancate, dove sia lecito parlare, esprimersi e farsi conoscere.
Lo dico sempre, non mi stancherò mai di ripeterlo, che nonostante in ogni famiglia ci siano problemi i figli devono sempre avere la precedenza.

Mamma AGEDO è tornata!

Eccomi qua.
La mia assenza si è protratta troppo a lungo, ne sono conscia, ma ora sono tornata.
La mamma, la donna, che ascolta è di nuovo qua.
Mi voglio scusare con tutti quanti quelli che hanno aperto e letto questo mio blog che, ahimè, ho per troppo tempo trascurato.
Il mio proposito più grande è quello di non farlo più.
A presto.

sabato 21 maggio 2011

UDINE CONTRO L'OMOFOBIA - 21 maggio 2011







Sto vivendo giorni molto intensi ed emozionanti perché, nonostante sia una mamma vaccinata – i miei figli compiranno tra poco 31 e 26 anni – sono una mamma Agedo nuovissima.
Non sono qui per sbandierare il mio orgoglio di essere madre ma perchè guardandomi indietro vedo momenti in cui so di essermi sentita sola e smarrita e incapace di comprendere a fondo molte situazioni malgrado le vivessi nel mio quotidiano, addirittura con una delle due persone che più di tutti amo al mondo.
Un giorno indimenticabile mio figlio mi ha presa per mano e si è aperto con me regalandomi l’opportunità di conoscerlo davvero. E’ grazie a lui se ho acquistato quel minimo di conoscenza sull’omosessualità. E’ per lui che ho imparato, col tempo,  che la lotta contro l’omofobia non è una scelta ma una necessità. 
La “Paura dell’omosessualità” in senso etimologico, o nell’accezione più comune, “ la discriminazione dell’omosessualità” è una piaga con cui tutti abbiamo avuto o abbiamo a che fare. Eppure la disinformazione è ancora tanta e le invettive prive di fondamento inquinano i diritti di uguaglianza che dovrebbero essere ovvi, violano le persone come tali e attentano alle libertà.
Violenza e soprusi sono ovunque fra le notizie dei quotidiani, rosicchiano spazi nei siti d’informazione, e lasciano trapelare la situazione in cui tutti noi viviamo. Non è solo un problema degli omosessuali l’omofobia, è un problema di tutti!
Uguaglianza e parità dei diritti sono di tutti. Non possiamo dimenticarci che siamo tutti individui in questo mondo e abbiamo tutti gli stessi diritti e quindi dobbiamo tutelarli tutti!
Se guardandomi indietro so di essermi sentita sola ora posso dire di non esserla più. Siamo in tanti, nessuno di noi è più solo. Basta stare uniti. Coraggio! L’unione fa la forza!
Le Associazioni Arcigay, Arcilesbica, l’Associazione Universitaria Iris, che ringrazio per avermi invitato questa sera, e Agedo sono disponibili sempre per un confronto, un consiglio, una parola, una mano tesa.
Concludo velocemente con una mia riflessione, forse un po’ romantica, ma in cui credo.
Che importanza ha il sesso della persona che ami, che ti regala il sorriso, la forza, il coraggio, la pace, la serenità ogni giorno?
Che importanza ha il sesso della persona con cui tu, o lei, o lui vanno a dormire?
La cosa davvero importante è sapere di poter andare a dormire con la coscienza pulita e la consapevolezza del rispetto che ogni giorno nutriamo per gli altri.




E’ stato bello ieri percepire tanta voglia di vivere!
L’ho avvertita prorompente dentro di me e anche tutto intorno. Perché la vita è bella, è fantastica se ce la immaginiamo priva di qualsiasi pregiudizio e discriminazione. Tutti abbiamo voglia di vivere una vita fantastica!

E’ stato emozionante essere travolta dall’abbraccio di Gabriella che con il sorriso più bello e orgoglioso del mondo mi ha detto “Anche mio figlio è omosessuale!”.
Ma l’orgoglio non è perché i nostri figli sono omosessuali, ma perché hanno osato confidarsi con noi che li abbiamo cresciuti insegnando loro che l’amore e il rispetto sono universali, che è giusto amarsi gli uni gli altri, che è giusto non dire o fare agli altri quello che non si vorrebbe fosse detto o fatto a noi, che siamo tutti uguali.
E ieri, in piazza, erano in tanti, ragazzi e genitori orgogliosi semplicemente per il fatto, i primi, di vedere i propri genitori dimostrare  tutti con la loro semplice ma importante presenza che credono davvero nei principi con i quali li hanno educati, i secondi, di vedere che ciò che hanno insegnato e dimostrato è stato compreso e fatto proprio, e per entrambi è stato bello essere insieme e uniti in nome dei diritti di tutti.
C’erano anche ragazzi senza i propri genitori e genitori senza i propri figli, ma eravamo comunque in tanti, perché proprio in tanti siamo a credere negli elementari valori della Civiltà.

venerdì 20 maggio 2011

Goliardia e bullismo omofobo

Ecco qui il link ad un articolo che merita di essere letto per mantenerci con gli occhi ben aperti!
Ci ho pensato e ripensato... non ho potuto trattenermi dall'esprimere un parere, ma più che altro il mio stupore!


Il racconto di Mattia mi ha brutalmente spalancato una porta che nella mia ingenuità speravo fosse quantomeno socchiusa.
Ai tempi della mia infanzia usavano film come “L’incompreso” – i giovani non se lo possono certamente ricordare –, film strappalacrime che raccontavano storie di vite piene di soprusi, di ingiustizie, di maltrattamenti sempre ai danni di poveri bambini tristi.
Mattia invece racconta la verità. Descrive la realtà. E io so che ciò che racconta è vero.
Lo so perché vedo quei segni indelebili che mio figlio si porta dentro, e li vedo negli amici di mio figlio e anche in tante persone omosessuali che conosco.

Non mi stupisce affatto che le autorità accademiche, rettore compreso, considerino bullismo e goliardia una tradizione immutabile poiché parte integrante della storia del college. Non mi stupisce nemmeno che il rettore sia stato a sua volta studente di quel college e non fatico a immaginarlo mentre si compiace che anche suo figlio subisce le mostruosità che ha subito lui…
Lui, e tutti quelli come lui sono quelli che devono essere smascherati, additati, pubblicamente denunciati, illuminati giorno e notte dai riflettori!!
Ma ci rendiamo conto che persone così sono nelle scuole dove noi tutti mandiamo i nostri figli?
Persone che credono fermamente nella cultura macia, omofobica, xenofobia e sessista cosa possono insegnare ai nostri figli?
Non si può più stare zitti, non si può più bisbigliarsi le cose, non si deve più!!
In un solo college si sono consumate atrocità contro le persone solo perché tali – è tanto grave essere reclute? ….in un solo college. 
E in tutta Italia?
Persone che non hanno la minima conoscenza di cosa siano i valori poiché in loro stesse non ne sanno trovare, hanno a che fare quotidianamente con i nostri figli. Io ho due figli, uno etero e l’altro gay, e questa situazione mi preoccupa alla stessa maniera per ognuno di loro.

Persone adulte che insegnano la cultura maschia a giovani ancora insicuri, ancora fragili per osare ribellarsi all’autorità, in nome dell’uomo per eccellenza, del maschio, è assurdo!!
Basta! Non se ne può più!!
Si è subito pronti a gridare “Al pedofilo!” rovinando magari la vita a un innocente, e si permette a individui altrettanto pericolosi di rivestire cariche, di dare esempio e di avere autorità.
Ma davvero non siamo stanchi di tutto questo?
Io credo che sì, che siamo tutti stanchi, e allora non ci resta altro che farla finire!

mercoledì 18 maggio 2011

"In Tuscany not everything is straight"


La nuova (simpatica) campagna dedicata al turismo gay-friendly della Toscana: "In Toscana non è tutto eterosessuale (straight*)".


La trovo simpatica, senza troppe pretese né totalmente innovativa direi, si più fare di più! Ma detto questo, guardo sempre con grande speranza questi piccoli passi che si distaccano dalla mentalità vigente oggigiorno e si pongono in maniera propositiva.
Verrebbe sciupata la poesia se si trattasse solo di una mossa politica... ma bisogna anche essere un po' positivi e non sempre - e troppo - realisti.


Una piccola riflessione.
E' un peccato vedere e sapere che c'è la necessità di fare una campagna per il turismo gay-friendly affiancata ad altre campagne per il turismo che, a questo punto, chiamerei "universali".
Forse, visto le tensioni e gli schieramenti pro e contro l'omosessualità si sente davvero il bisogno di rassicurare la parte omosessuale, molto spesso lesa, mostrando ad esempio che "in Toscana non c'è posto solo per gli eterosessuali, ma c'è posto anche per gli omosessuali".


Questi luoghi gay-friendly - dice il sito - nascono dall'esigenza di non «essere discriminati per il proprio orientamento sessuale», (cit. Perché il mercato glbt ha bisogno di sapere se esiste o no una qualificata offerta turistica gay-friendly? A qualcuno di voi è mai capitato di essere discriminato per il proprio orientamento sessuale?), ma detta così sembra quasi che si tratti di "riserve" in cui gli omosessuali possono sentirsi liberi di essere ciò che sono.


Personalmente, preferisco lottare perché l'orientamento sessuale non sia d'intralcio né motivo di discriminazione.
Essere ben accolto dev'essere, o dovrebbe essere, prerogativa di ogni luogo, paese, nazione.

Qui il link al sito turismo.intoscana.it

*"Straight" è il modo politicamente corretto di chiamare una persona eterosessuale in lingua inglese, termine che in italiano non ha ancora un equivalente, ma che se ci fosse eviterebbe d'incappare in quelle espressioni che, per loro natura, risultano ambigue e discutibili come per esempio: "normale" da cui si evincerebbe la tesi eterosessista che l'eterosessualità è la norma, e implicherebbe l'esistenza di coppie "anormali".